ATTUALITA'

Quando gli italiani erano i Negri-Mozzarella.


Esistono tanti aggettivi per descrivere gli italiani. La maggior parte di loro sono simpatici ed estroversi e all’estero vengono sempre riconosciuti. Alcuni sono talmente furbi da rasentare la possibilità di essere etichettati come imbroglioni e altri sono così buoni, da meritarsi di essere giustamente definiti come ingenui. Molti sono dei gran cuochi e altri da sempre contribuiscono alle scoperte in grado di determinare il progresso dell’umanità.

Spesso, noi italiani, siamo emigranti in cerca di fortuna, alla ricerca di quello che lo Stato non permette e non concede. Abbiamo un armadio pieno zeppo di abiti che ci hanno cucito addosso: quello nero elegante che sa di mafioso con annessa sigaretta e cassata siciliana da taschino, quello bianco chiazzato di macchie rosse indossato soprattutto dai Maccaroni (i minatori italiani in Belgio del secolo scorso) dai Pastar (i mangiatori di pasta per i balcanici) e dai Spagettifresser (i mangiatori di spaghetti in lingua tedesca, dove con il termine fresser indica l’animale e non l’uomo). In fondo all’armadio rimane appesa quella divisa un po’ sgualcita che gli americani confezionarono per noi. Nell’etichetta vedi scritto Mozzarellanigger, il termine con cui venivamo accomunati agli africani: letteralmente significa negri-mozzarella. Riflettete un attimo su questo termine perché racchiude ogni forma di razzismo possibile. Noi eravamo i negri-bianchi, e dentro questi due aggettivi ci sono tutte le contraddizioni dell’umanità per quello che riguarda la razza. Una vergogna che abbiamo dovuto subire e che ora, da bravi copiatori degli americani, rigettiamo sui poveri disperati che per cercare un futuro migliore sono costretti a venire da noi con qualunque fatiscente mezzo di navigazione.

Pensate a quello che comporta questo distaccamento. Abbandonare la propria famiglia, mogli e figli, fratelli e sorelle, madri e padri. Separarsi dalle radici e dai luoghi della propria vita. Panorami in cui si è pianto, riso, fatto l’amore, vissute mille avventure. Allontanarsi senza sapere se un giorno si rivedrà tutto quello che si porta dentro al cuore.

La disperazione è l’unico motivo che determina tale distaccamento traumatico.

Sono uomini dalla mente schiacciata e dai sogni cancellati. Persone magari destinate a diventare medici, scrittori, architetti che elemosinano per poter dare un futuro ai propri cari. Umiliati da persone che hanno avuto la fortuna di essere nate lontane dalla miseria.

Ora, l’italiano cerca di indossare un unico vestito. Un abito color verde pisello portato con orgoglio e arroganza. Una mise fatta di lavoro nero, nascosto e denigrato dagli stessi indossatori, che non si privano certo della bella cravatta annodata dall’ipocrisia.

Beh, io sono disgustato da un partito di questi principi e preferisco sedermi in un gommone rattoppato piuttosto che in un carroccio tra untori e monatti.


Frau Alessandro



1 commenti:

Questo articolo è fenomenale e riguarda anche me che sono una donna brasiliana nera, italiana per scelta, con cognome e DNA italiano, e un pochino di me è anche indio e nero... Ho scritto un post tempi fa "Il mito della caverna, nell'era delle diaspore" in cui un po' descrivo questa situazione in maniera pacata, come è nel mio stile da vera persona multietnica.

8 giugno 2009 07:14  

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