Bertold Brecht

Bertold Brecht

Se durassimo in eterno
Tutto cambierebbe
Dato che siamo mortali
Molto rimane come prima.

Bertold Brecht (1898-1956), commediografo e intellettuale tedesco della prima metà del ‘900, scrisse questa breve ma concisa poesia opponendosi alle atrocità della seconda guerra mondiale, allontanandosi senza remore dalla politica perseguita dalla Germania in quegli anni infausti. Eppure, questi semplici ma intensi versi, possono essere decontestualizzati e riproposti in ogni epoca della Storia per spiegare e denunciare ogni vicenda e azione umana.

La consapevolezza che l’uomo ha della fugacità della propria esistenza lo costringe ad affrettare i tempi per realizzare i propri desideri e le proprie chimeriche ambizioni. Il tempo regola la vita di ogni individuo agendo su di lui come una sorta di tossina che opera lentamente ma costantemente sull’organismo, un timer alla rovescia che impone un’accelerazione costante nelle decisioni da intraprendere, un imput che obbliga il nostro cervello ad agire frettolosamente pianificando la nostra vita nei minimi particolari senza particolari vie d’uscita.

L’uomo considera la parola Conseguenza con sfumature e concetti che non abbracciano mai una considerevole fetta del futuro che coinvolgerà le generazioni successive. Si pensa al proprio presente e a quello dei figli e dei nipoti, ma difficilmente si protende il pensiero ulteriormente. Ciò comporta azioni nefaste che sconvolgono la vita sulla terra, la salute del pianeta, l’eredità lasciata ai posteri.

Quali parole allora avvolgono e limitano temporalmente il significato di conseguenza che l’uomo comunica con le sue irresponsabili azioni?

Innanzitutto abbiamo il termine egoismo, sentimento poco nobile che rappresenta un abito da sera costantemente indossato dalla maggior parte di coloro che da sempre hanno detenuto il potere decisionale su questo pianeta. Proseguiamo poi con il vocabolo indifferenza, emozione ancora peggiore perché determina un allontanamento totale dall’idea di umanità che dovrebbe accomunare tutti gli uomini del passato, del presente e del futuro in un unico grande insieme d’appartenenza. Concludiamo infine con il concetto di avidità, associata al possedimento del potere, la primaria causa dei comportamenti agghiaccianti di cui l’uomo si macchia indelebilmente nel corso della Storia.

Cosa succederebbe dunque se durassimo in eterno?

Probabilmente l’uomo sarebbe molto più attento alla salute della Terra in cui dovrebbe risiedere per l’eternità, sarebbe meno precipitoso nel pianificare il proprio futuro dilatando le sue scelte nel tempo, sarebbe meno indifferente sulle conseguenze delle sue azioni.

Ma in realtà come recitano i versi immortali proferiti da Lorenzo il Magnifico: “Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.”

Non è detto dunque che la possibile acquisizione dell’immortalità cancelli nell’uomo gli istinti di egoismo, indifferenza e avidità.

Alessandro Frau

1 commenti:

bravo, complimenti!

21 giugno 2009 01:13  

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