INCHIESTA









S.O.S. Cercasi novelli nocchieri.

Una nazione, l'Italia, orfana di bandiere e di guide. Sono lontani i tempi in cui i pensatori guidavano il popolo contribuendo all'ascesa della nostra stirpe.

L'emulazione è sempre stata una caratteristica dell'uomo che, nel guardarsi intorno, ha sempre individuato menti geniali le cui parole sono sempre state capaci di infiammare l'anima di chi le stava ad ascoltare. Discorsi di fuoco composti spesso parole semplici, pugnalate assestate con la voce tranquilla di un oratore controllato e sicuro. Oggi l'Italia trova i suoi emblemi in piccole menti dai portafogli giganti. Persone capaci di confondere i ragionamenti con infusi di vocaboli mascherati.

Uomini assetati di potere che promettono scalate su l'Himalaya senza fornire l'equipaggiamento adeguato.

Re Mida del ventunesimo secolo che credono di poter trasformare in oro tutto ciò che toccano e che poi, nel caso ci riescano, tengono tutto per sé. Persone che curano il loro aspetto in maniera maniacale mostrando un odierno lato debole della nostra nazione: l'attenzione all'esteriorità e all'apparenza anziché la considerazione della sostanza e dei fatti. L'Italia, stivale al quale hanno serrato i lacci, patria del gusto e della poesia alla quale hanno servito un veleno di versi provenienti da una politica truffaldina e disonesta. Sono finiti i tempi in cui personalità del calibro di Antonio Gramsci diffondevano valori politici e invocazioni a cui il popolo sentiva di dover rispondere. Tempi in cui l'indifferenza dell'individuo era tacciata, segno di menefreghismo e asocialità, colpa che la nostra nazione non poteva sopportare né accettare. Il pensatore di Ales affermava con chiarezza:


"l'indifferenza è il peso morto della storia, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perchè inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa stoica".


Oggi il nostro bel paese è impantanato in questa vischiosa palude, nel cui fango vengono affogate senza pietà le idee e le novità. Dove sono finiti i nocchieri che con abilità trovavano la strada per la città dell'oro? Dove sono i traghettatori capaci di solcare l'indifferenza e di trasformarla in partecipazione attiva? Dove sono i timonieri valenti capaci di creare una scia di rinnovamento?

Forse stanno affogando nella melma di ipocrisia ed egoismo, forse sono stati privati delle imbarcazioni con le quali salvare gli italiani dalla fanghiglia in cui sono immersi. Probabilmente sono stati arruolati da nocchieri esteri, portatori di un progressismo nuovo necessitante di cervelli rivoluzionari e geniali dei quali l'Italia è sempre stata un'invidiata fucina industriosa.

Per cui, dalle Alpi alla Sicilia si resta ancora in attesa di persone esperte nel leggere la bussola del modernismo e del rinnovamento e alle quali poter affidare un timone per guidare l'Italia fuori da questo triste acquitrino, sperando che qualcuno rinunci alle sirene invitanti del mondo e si convinca a combattere una battaglia che sembra persa in partenza.

Ma per realizzare tutto ciò un operazione delicata deve esser fatta. La prima necessità di cui il paese ha bisogno la troviamo nelle parole di Sciascia:


"Occorre liberare lo Stato da coloro che lo detengono"


Frase di una semplicità disarmante, quasi scontata, imprescendibile. Abbiamo la necessità impellente in Italia di un cambiamento radicale della classe dirigente. Se fosse possibile l'intera nazione userebbe un colpo di spugna e detergerebbe questo Stato sporco e contaminato con l'acqua limpida dei suoi mari e con le idee di un paese che più giovane vuole essere e che eternamente vecchio è costretto a restare.


Frau Alessandro

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