INCHIESTA



Gli epiteti dei giovani d’oggi.

Fino a qualche tempo fa i genitori amavano marchiare i figli con dei nomi improponibili pur di mostrare al mondo le insensate passioni della loro vita. Bambini con nomi di famosi attori o di atleti vincenti, costretti a sopportare fardelli insostenibili nel periodo adolescenziale, dove una battuta o un soprannome possono far male più di ogni altra cosa.

Oggi la situazione si è talmente aggravata che possiamo etichettare i nostri giovani con soprannomi che perdurano anche in età lavorativa. L’appellativo più gettonato è sicuramente Sisifo, perfetto per descrivere quell’immenso gruppo di ragazzi che, con mille sacrifici, provano ad arrivare in cima alla montagna dove è stata crudelmente collocata la loro unica opportunità di lavoro. Per arrivare al traguardo spingono con fatica il pesante macigno dei loro studi che s’ingrandisce salita dopo salita. Passo dopo passo, giungono a intravedere la bellezza paradisiaca della vetta ma, mentre stanno per tagliare il nastro della vittoria, vengono superati da un nuovo concorrente che non trasporta alcun masso cognitivo e che puntualmente porta via la gioia e il successo meritato. Per di più, quella sorpresa distrae il nostro Sisifo, che vede scivolare nuovamente in pianura la roccia dei suoi studi ed è costretto a ricominciare la sua scalata.

Chi poi non conosce i mille Narciso che popolano le file della nostra gioventù?

Ragazzi e ragazze che puntano tutto il loro avvenire sulla bellezza e sull’apparenza. Giovani che si presentano ad infiniti provini e s’immaginano solo dentro a quattro pareti che non sono però quelle di una confortevole casa, ma quelle di una sfarzosa e ingannevole televisione. Narcisi, che non vengono puniti per il loro sfrenato egocentrismo come nella morale del mito, ma che ricevono esempi quotidiani dimostranti la buonafede della loro scelta di vita. Uomini senza maturità che vogliono risiedere su troni senza corona e donne felici di non possedere un cervello che vogliono consegnare buste chiuse nei programmi più gettonati del tubo catodico.

Sempre più attuale è l’epiteto biblico del Giuda, i cosiddetti giovani che hanno messo da parte valori come l’amicizia e la fraternità pur di prevalere e raggiungere al più presto una comoda poltrona di pelle. Succubi di una vita che appare come una giungla intricata in cui esiste solo una regola: la sopravvivenza. Una torbida partita in cui bisogna soffocare gli altri per accaparrarsi l’ossigeno rimasto nell’aria. Ragazzi che già in tenera età, uccisero il piccolo grillo parlante, caduto ormai in disgrazia in questa generazione senza coscienza.

Abbiamo infine anche molteplici Ercole, giovani forti e ambiziosi, capaci di superare ben più di dodici fatiche ma incapaci di relazionarsi con il mondo e con gli altri. Isolati in un universo di tecnologia e orgoglio che ha sollevato muri indistruttibili cancellando dalle giornate quei fiumi di parole che spesso lavano via i mali che nel silenzio divorano l’anima fino a distruggere l’organismo che appariva così incrollabile.

Pseudonimi silenziosi, spesso mai pronunciati ma ben visibili agli occhi della società attuale. L’Italia, una nazione che mantiene viva la mitologia adeguandola però alla sua lenta e costante decadenza. Un paese che recupera le leggende del passato ma che con vile omertà ha strappato via la pagina della morale appallottolando giustizia e valori etici che, ad oggi, non hanno neanche la possibilità di essere riciclati essendo destinati alle fiamme del macero.


Alessandro Frau

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