INCHIESTA

Pianeta Donna: sconfitto e affondato?...



Nonostante io non sia né particolarmente bella né tantomeno appariscente rimango pur sempre una donna, ed in quanto tale soggetta a tutta una serie di 'esami' che certo non vengono richiesti alla forza lavoro maschile durante un normalissimo colloquio di lavoro, nell'ambito del quale invece mi é sovente capitato di avvertire gli occhi dell'esaminatore scrutare il mio profilo fisico con insistenza, anziché essere concentrati su quello professionale.

E nonostante il passare del tempo, continuiamo a leggere tristissime storie di ragazze a cui é stato rifiutato il posto di lavoro perché non disposte ad assoggettarsi a tutt'altro tipo di servizi...per non parlare della solita domanda di prassi che insinuandosi senza ritegno alcuno nella vita privata indaga se la ragazza in questione sia sposata o abbia comunque intenzione di convolare a giuste nozze e di fare quindi dei figli, il ché nel qual caso comporterebbe ulteriori costi per l'azienda e andrebbe quindi valutato con estrema cautela: " Le faremo sapere..."

A noi donne é stato affidato il magico mistero della nascita e della riproduzione della specie, eppure a tutt'oggi il ruolo materno all'interno di una struttura aziendale non é sempre previsto né tantomeno sufficientemente tutelato, ma anzi visto come impedimento alla corsa economica lavorativa.

Per cui alcune donne di propria scelta rinunciano all'esperienza della maternità inerpicandosi nella faticosa scalata verso la trasformazione, che le porterà a diventare delle vere e proprie 'donne manager' ben più fredde e risolute dei loro colleghi maschi, e per assurdo nemiche accanite di quel mondo femminile di cui riescono solo più ad avvertire il tarlo della competizione.

Mentre le altre che non han voluto rinunciare a 'moltiplicarsi' cercano faticosamente di barcamenarsi fra ufficio e famiglia in un difficile equilibrio che le vede impegnate nell'arco della giornata, in un ventaglio di personalità diverse che le vuole madri, lavoratrici, mogli e dulcis in fundo essendo ovviamente anche figlie, custodi degli anziani genitori...

Le giornate femminili sono ben lontane dalle rappresentazioni angelicate o sfrontate che ci vengono propinate in tv, dove la donna appare solo ed unicamente come oggetto del desiderio o come possibile cliente di detersivi che danno 'il bianco più bianco'...per non parlare dei giornali che ci irretiscono con mille diete per farci assomigliare sempre più a quei modelli di magrezza imposti dal folle business della moda.

Ma perché mai - mi chiedo - noi donne dovremmo essere incasellate per rientrare comunque in uno schema predefinito ed essere in qualche modo 'accettate'? Ma accettate da chi e perché?

Vorrei che le donne si sbarazzassero una volta per tutte di questi assurdi stereotipi e potessero sentirsi finalmente libere e soprattutto forti della propria professionalità, senza per questo esser costrette a gonfiarsi le labbra, rifarsi il seno o indossare la taglia 42 solo per esser più seduttive, perché le uniche armi veramente vincenti a mio modo di vedere, rimangono sempre e solo la conoscenza, l'intelligenza ed il sano buon senso!

Così come vorrei che le donne si arrabbiassero di più riguardo a questioni ben più importanti quanto per esempio la vergognosa differenza di compenso che tutt'ora esiste fra i due sessi sulla busta paga, a parità di mansioni esercitate. Vorrei che richiedessero, anzi esigessero di essere maggiormente tutelate durante il periodo della maternità, seguendo l'esempio di alcune ditte che hanno positivamente sperimentato il micro nido collegato con l'Azienda, o che hanno inserito 'la pausa allattamento' per le mamme rientrate anticipatamente al lavoro.

E soprattutto vorrei che evitassero – nel nome del lavoro e della realizzazione personale - di trasformarsi nella brutta copia maschile dell'arrampicatore sociale odioso ed arrogante, perché quel modello maschile non é certo da prendere come esempio, in quanto mi sento di affermare che noi in qualità di donne, siamo e rimaniamo fierissime delle nostre caratteristiche peculiari, della nostra sensibilità e del nostro essere femminili senza per questo rinunciare all'esercizio della nostra Professionalità

E il nostro saperci giostrare egregiamente fra lavoro e famiglia rimane un ulteriore punto a nostro favore che ci ricompensa nonostante la fatica, lo stress e a volte l'incomprensione di uomini ottusi che ancora ragionano per compartimenti stagni.

Pensate di noi ciò che volete cari uomini, rimane comunque il fatto che noi siamo in grado di farlo e voi no!



Maria Grazia Casagrande

1 commenti:

Un articolo interessante che descrive pienamente le peripezie della donna nel trovare un lavoro che la rispetti. Trovo offensivo il coraggio di certe persone di chiedere se si ha intenzione di "procreare". E' una cosa assolutamente personale che non deve influenzare il lavoro. Altrimenti si farebbe prima a proibire alla donna di lavorare, visto che causa solo "problemi". La domanda impertinente del datore di lavoro è persino peggio di questo scenario. Perchè la donna può lavorare, ma deve farlo alle condizioni di chi fornisce loro il lavoro, rinunciando o rimandando a crearsi una famiglia, sentendosi quasi colpevole di desiderare di volerne una propria.

4 giugno 2009 10:22  

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