politica

Il parlamento, mondo utopico di privilegi.


La società moderna prepara i giovani alla costruzione di una carriera attraverso un percorso di studio ben delimitato. I futuri medici, ingegneri, insegnanti, attori imboccano una strada universitaria precisa, costituita da varie tappe: dalla laurea alla specialistica, dai master ai concorsi fino al traguardo tanto ambito del lavoro.

Ciò avviene per tutti i mestieri tranne che per quello del politico. Negli ultimi tempi questa privilegiata e delicata professione viene assegnata quasi per investitura nobiliare attraverso il placet del monarca o dei suoi nobili che, attraverso un colpo di spada sulle spalle ed un breve giuramento, elevano affettuosi e riconoscenti sottoposti al blasonato rango di aristocratici.

I politici costituiscono, nel loro mondo dorato, una sorta di esclusivo Club. L’ammissione a questo circolo esclusivo è da sempre assai difficile. Fino a qualche tempo fa bisognava presentare un consistente numero di attestati, titoli di studio, anni di gavetta per il bene del partito e altre dimostrazioni di capacità e attaccamento alla causa. Ora tutto ciò passa in secondo piano. I requisiti moderni riguardano le capacità di ballo, recitazione, canto e soprattutto un bell’aspetto fotogenico. L’unica altra strada percorribile per ottenere l’ammissione in questo Club è la presentazione diretta di un vecchio membro che spiani la strada per l’accettazione diretta. Una strada difficile perché non tutti possono permettersi di avere un protettore e di chiamarlo con affettuosi nomignoli e appellativi.

Come avveniva nei tempi antichi, la casta che ci governa rappresenta la classe sociale più elevata con annessi tutti i benefici che nel passato distinguevano i nobili della corte dal popolo illetterato e ignorante. Nei loro forzieri accumulano ricchezze possedendo terre e manieri in tutto il territorio. Usufruiscono dei trasporti del regno senza alcun ritegno spostandosi in lungo e in largo a loro piacimento. Si recano nei luoghi di svago (stadio-teatro-cinema) senza contribuire alla diffusione dello sport e dell’arte pur avendo le tasche traboccanti di soldi unti. Si riempiono lo stomaco con le prelibatezze più ricercate organizzando cene luculliane, senza corrispondere il dovuto per la fatica ai fornelli dei poveri cuochi del reame. Possono avvalersi dei servigi dei medici più preparati scavalcando con grandi passi i sudditi in fila da varie idi e calende.

Una grande differenza però distingue i governanti dei tempi antichi rispetto a quelli della modernità. I nobili delle antiche Signorie portavano grandi privilegi al prestigio delle loro città. Accoglievano artisti e personalità di spicco e abbellivano il loro regno, cercando di garantire lo status di vita migliore per i propri sudditi pur mantenendo con loro un divario d’importanza e di rango evidente. Oggi, i nostri nobili-politici accolgono figure meno conosciute del mondo artistico ma spesso ben note in altri ambiti, leciti e meno leciti. Concedono l’avvallo per la costruzione di mostri di cemento in luoghi da preservare, distruggendo in tal modo le bellezze naturali della nazione. Ignorano con visibile menefreghismo il malessere dei propri asserviti cittadini pretendendo inoltre di venire considerati come loro pari.

Un unico quesito nasce spontaneo. Perché nel passato questa forma di governo era chiamata con vari termini tipo Monarchia, Regno, Signoria mentre oggi è etichettata come Democrazia?

Probabilmente perché il popolo illetterato e ignorante della Storia non aveva alcuna possibilità di scelta riguardo i propri governanti dovendo accettare il loro incontrastato dominio. Attualmente il popolo, colto e preparato, possiede questa facoltà di preferenza ma attraverso il voto riesce solo a ufficializzare quello che nel passato si otteneva con la forza.



Alessandro Frau

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